Nel periodo in cui abbracciava i valori del centro destra targato Forza Italia l’attuale sindaco Antonio Terra approvò la famosa Azienda Speciale Cultura Aprilia per la gestioni delle politiche culturali in sostituzione di quell’Istituzione Civica che negli anni novanta aveva rappresentato un buon esperimento amministrativo da tutti riconosciuto.

Quella scelta dell’allora già assessore all’Urbanistica oltre a corrispondere ottimi stipendi ai componenti del Consiglio di Amministrazione e ai membri del Collegio Sindacali non passo alla storia di Aprilia per nessun progetto portato a termine. Venne chiusa anni dopo per evitare un fallimento contabile che avrebbe reso ancor più spiacevole quella folle idea, liquidazione che costò alla collettività ulteriori soldi pubblici.

Scoperto il civismo sempre di destra il già e confermato assessore all’Urbanistica diventato sindaco propose il comitato grandi eventi o meglio un soggetto non meglio identificato sia dal punto di vista giuridico che amministrativo. Privo di forma e ancor più di funzioni questa “cosa” fin anche con un fallimento con tanto di inchiesta ancora in corso da parte dell’autorità giudiziaria.

In questi lunghi anni sul fronte delle politiche culturali il sindaco Antonio Terra si è distinto per continui fallimenti e sperpero di denaro pubblico, con una proposta culturale impalpabile e non degna di una città di oltre 70 mila abitanti.

L’incapacità di saper valorizzare quel diffuso associazionismo presente in città e grazie al quale

gli apriliani possono beneficiare di proposte culturali di vario genere rappresentanta il suo più grande insuccesso.

Oggi, l’ennessima proposta priva di prospettiva come quella presentata in commissione cultura di un accordo di collaborazione non chiaro nei contenuti e nelle finalità che è già costato oltre 16 mila euro, lasciando perplesso il mondo delle associazioni come dimostrato dalla scarsa adesione alla proposta.

Più utile ragionare su altre ipotesi in grado di raggiungere l’obiettivo di promuovere la crescità dell’offerta cultrurale passando per quel vivacissimo mondo associativo presente in città, programmando un adeguato livello di investimenti nelle necessarie infrastrutture carenti nella nostra città e promuovendo un processo di partecipazione nelle principali decisioni. Per questo lo strumento della Fondazione di Partecipazione, sulla scorta di quanto accade nelle migliori esperienze comunali, può essere un punto di partenza per rilanciare la felice esperienza dell’Istituzione Civica degli anni 90.

 

LORENZO LAURETANI

Le critiche mosse in queste ore dal consigliere comunale Mauro Fioratti Spallacci alla sua maggiornaza fanno emergere ancor di più lo scretolamento di quel progetto civico che oggi appare profondamente mutato rispetto alla vittoria del 2009, critiche feroci che sottolineano un immobilismo ormai visibile a tutta la città rispetto al quale non si può far finta di niente. L’allontanamento dall’impostazione iniziale emerge ancor di più  con la presenza del Vice Sindaco all’iniziativa organizzata dal Senatore Claudio Fazzone volta a riorganizzare Forza Italia in tutta la provincia pontina, partito in cui Lanfranco Prinicipi ha per anni militato ed intorno al quale le forze di centro destra apriliane si stanno riaggregando.

Alle elezioni del 2013 tutti assistemmo al successo elettorale di quella coalizione civica guidata, dopo la scomparsa di Domenico D’Alessio, dal suo Vice Antonio Terra. Furono 18.544 le preferenze conquistate che consentirono ad Antonio Terra di vincere al primo turno con una coalizione che raggiunse il 55,35 % dei consensi. Dopo 5 anni nel 2018 quello stesso candidato ha raccolto poco più di 9.664 preferenze perdendo quasi 9.000 voti personali e facendo fermare la sua coalizione a solo il 37,80 %. La vittoria al secondo turno grazie al principio del “voto al meno peggio” è lo stesso che consentiva a Gianni Cosmi di vincere negli anni 2000 prendosi i voti di quel mondo socialista che rimaneva fuori dal ballottaggio.

Nessuna riflessione su quell’emoraggia di voti segno più evidente della bocciatura da parte degli apriliani di una stagione politica quella targata Antonio Terra, al contrario, e in queste ore ancor di più, l’arroganza di uno “peseudo vincitore” e il continuo scaricare su altri le colpe di un immobilismo ormai evidente a tutti.

Con il sindaco Antonio Terra ci doveva essere la “Rinascita” della nostra comunità cosa che quei 9.000 voti in meno testimoniano che non c’è stata. La rabbia delle periferie in attesa di un perenne risanamento che non arriva, l’urbanistica delegata ai piani di lottazzazione (oggi ambiti di rigenerazione) in continuità con le vecchie amministrazioni, il mancato risanamento della Multiservizi, una macchina amministrativa inefficiente come testimonia il caso delle perenni file per il rilascio delle carte d’identità, la gestione dei tributi comunali lontana anni luce dall’ottimalità lasciando per strada molte risorse, lo scandalo dei concorsi, strade comunali costantemente “rattopate”, parchi pubblici lasciati all’incuria ed infine quell’isolamento politico della quarta città del Lazio figlio delle mille ambiguità di una stagione che poco a che fare con la “Rinascità” e molto con la “Decadenza”.

Continuare a non riflettere su quanto successo un anno fa è il miglior modo per vivacchiare, nell’illusione da parte dei molti generali di maggioranza che la successione al sindaco Antonio Terra è iniziata e ciò che conta è succedere alla sua eredità non curandosi della sconfitta politica di quel progetto civico, testimoniata da quei 9000 voti persi nel 2018. Se come affermato in queste ore un assessore che dimezza i voti non viene riconfermato perché bocciato dagli elettori, ciò vale ancor di più per un candidato a sindaco che non solo dimezza le preferenze, ma lo fa in un contesto in cui l’astensione raggiunge il 50 per cento.

LORENZO LAURETANI – MOVAP