Le critiche mosse in queste ore dal consigliere comunale Mauro Fioratti Spallacci alla sua maggiornaza fanno emergere ancor di più lo scretolamento di quel progetto civico che oggi appare profondamente mutato rispetto alla vittoria del 2009, critiche feroci che sottolineano un immobilismo ormai visibile a tutta la città rispetto al quale non si può far finta di niente. L’allontanamento dall’impostazione iniziale emerge ancor di più  con la presenza del Vice Sindaco all’iniziativa organizzata dal Senatore Claudio Fazzone volta a riorganizzare Forza Italia in tutta la provincia pontina, partito in cui Lanfranco Prinicipi ha per anni militato ed intorno al quale le forze di centro destra apriliane si stanno riaggregando.

Alle elezioni del 2013 tutti assistemmo al successo elettorale di quella coalizione civica guidata, dopo la scomparsa di Domenico D’Alessio, dal suo Vice Antonio Terra. Furono 18.544 le preferenze conquistate che consentirono ad Antonio Terra di vincere al primo turno con una coalizione che raggiunse il 55,35 % dei consensi. Dopo 5 anni nel 2018 quello stesso candidato ha raccolto poco più di 9.664 preferenze perdendo quasi 9.000 voti personali e facendo fermare la sua coalizione a solo il 37,80 %. La vittoria al secondo turno grazie al principio del “voto al meno peggio” è lo stesso che consentiva a Gianni Cosmi di vincere negli anni 2000 prendosi i voti di quel mondo socialista che rimaneva fuori dal ballottaggio.

Nessuna riflessione su quell’emoraggia di voti segno più evidente della bocciatura da parte degli apriliani di una stagione politica quella targata Antonio Terra, al contrario, e in queste ore ancor di più, l’arroganza di uno “peseudo vincitore” e il continuo scaricare su altri le colpe di un immobilismo ormai evidente a tutti.

Con il sindaco Antonio Terra ci doveva essere la “Rinascita” della nostra comunità cosa che quei 9.000 voti in meno testimoniano che non c’è stata. La rabbia delle periferie in attesa di un perenne risanamento che non arriva, l’urbanistica delegata ai piani di lottazzazione (oggi ambiti di rigenerazione) in continuità con le vecchie amministrazioni, il mancato risanamento della Multiservizi, una macchina amministrativa inefficiente come testimonia il caso delle perenni file per il rilascio delle carte d’identità, la gestione dei tributi comunali lontana anni luce dall’ottimalità lasciando per strada molte risorse, lo scandalo dei concorsi, strade comunali costantemente “rattopate”, parchi pubblici lasciati all’incuria ed infine quell’isolamento politico della quarta città del Lazio figlio delle mille ambiguità di una stagione che poco a che fare con la “Rinascità” e molto con la “Decadenza”.

Continuare a non riflettere su quanto successo un anno fa è il miglior modo per vivacchiare, nell’illusione da parte dei molti generali di maggioranza che la successione al sindaco Antonio Terra è iniziata e ciò che conta è succedere alla sua eredità non curandosi della sconfitta politica di quel progetto civico, testimoniata da quei 9000 voti persi nel 2018. Se come affermato in queste ore un assessore che dimezza i voti non viene riconfermato perché bocciato dagli elettori, ciò vale ancor di più per un candidato a sindaco che non solo dimezza le preferenze, ma lo fa in un contesto in cui l’astensione raggiunge il 50 per cento.

LORENZO LAURETANI – MOVAP

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