A fine anno la corsa ad approvare le tariffe per l’anno 2019, tariffe che bene ricordare già incorporavano aumenti rispetto al 2018, poi ad inizio anno la questione dei “costi” degli affidamenti diretti per il noleggio di automezzi e strumenti da parte della Società Progetto Ambiente accanto, all’oggi ancora non chiarita, questione delle assunzioni di interinali sempre da parte della partecipata del Comune di Aprilia. Nel mezzo l’annosa questione dei mancati versamenti da parte della società proprietaria dell’impianto di campoverde dei benifit ambientali che per rigore di logica dovrebbero andare a ridurre il costo della bolletta Tari per i nostri cittadini. Oggi, ci accorgiamo che i conti sono da rifare perché a fine anno non si erano prese in considerazione alcune voci e pertanto bisogna deliberare l’ennesimo aumento delle bollette che i nostri cittadini dovranno pagare per il servizio di smaltimento dei rifiuti.

Dopo tante commissioni finanze, con tanto di partecipazione anche del Presidente della Società Progetto Ambiente, e dopo l’ennessima svolta questa settimana ancor non si capisce quello che a buon ragione possiamo chiamare l’ottovolante degli aumenti che il sindaco Terra scarica sugli apriliani.

Ma leggendo gli atti, orginali e modificati, ci si accorge che il Piano Economico Finaziario della Taril, ovvero quello che determina l’asticella della Tari, passa dai 13.991.517 euro del 2018 ai 14.944.329 del 2019 in altri termini oltre 1.000.000 di euro in più che il sindaco Terra recupera aumentando le tasse ai nostri cittadini che, ed è giusto ricordarlo, quotidianamente differenziano i rifiuti nelle loro case. Sempre dalle carte emerge che oggi la i rifiuti indifferenziati, conferiti alla Ri.da., costano secondo il Pef 3,9 milioni di euro mentre quelli differenziati 6,7 milioni di euro mentre nel 2018 i costi erano rispettivamente di 3,6 milioni di euro e 6,2 milioni. In altri termini nel 2019 per smaltire l’indifferenziato si spenderanno 300.000 euro in più mentre per il differenziato oltre 500.000 in aumento. I restanti maggiori costi, sempre leggendo il Piano economico finanziario, sono imputabili ai c.d. costi generali di gestione.

Di fronte a questi dati quello che lascia tutti noi sconcertati e l’assenza di un seria riflessione sull’andamento dei costi che la Progetto Ambiente sostiene e sui cui il Consiglio Comunale che dovrebbe esercitare il controllo analoga si limita a “rimborsa a piè di lista”. La gestione dei rifiuti differenziati costa sempre di più e non si riflette sulle modalità per ridurre alcune tipologie di costi come i noleggi e il personale interinale, ma soprattuto da nessuna parte si menzionano le entrate derivanti dalla cessione dei prodotti che si recuperano attraverso la raccolta differenziata come la carta, la plastica, il legno e via dicendo.

Gli apriliani dovranno pagare di più nel 2019, oltre 1.000.000 di euro, dovranno continuare a differenziare, ma non possono vedere i benefici derivanti dalla loro azione perché i ricavi della vendita dei beni recuperati non finiscono all’interno del Piano Economico Finanziario e sinceramente non si sa che fine fanno. Ancora nulla sul fronte della razionalizzazione ed ottimizzazione dei costi da parte della partecipata Progetto Ambiente e soprattutto nessuna indicazione da parte del Consiglio Comunale sugli obiettivi di contenimento attraverso il coefficiente di efficientamento.

Per concludere, evitiamo di parlare, per rispetto nei confronti degli apriliani, della questione legata al recupero dell’evasione, al fondo di svalutazione dei crediti e dei ristorni nonché della delibera portata in commissione sulla razionalizzazione dei costi della Progetto Ambiente. Su questo fronte siamo alle comiche.