Tante sono state le parole sulla prima pista ciclabile ad Aprilia, tante le foto e tante le giuste critiche mosse ad un tracciato di guerra per i nostri pedoni e ciclisti che partendo dalla stazione ferroviaria, attraversando una delle più pericolose strade italiane in termini di incidenti mortali (la Nettunense) per terminare l’itenerario di fronte ad un fosso a servizio del depuratore di Via Cagliari.

Oggi un nuovo progetto per accedere ai finanziamenti statali riconosciuti per la mobilità sostenibile, progetto che come nel primo caso non si inserisce all’interno di una programmazione degli itenerari pedonali e ciclabili che comunque vengono richiesti dalla normativa.

Infatti, la realizzazione degli itinerari ciclabili presuppone come imposto dalla Legge 366/1998 la predisposizione del “Piano della Rete degli Itinerari Ciclabili” nel quale devono essere previsti gli interventi da realizzare comprensivo dei dati sui flussi ciclistici, delle lunghezze dei tracciati, della stima economica di spesa e di una motivata scala di priorità e dei tempi di realizzazione. Da ultimo con l’articolo 6 della legge 11 gennaio 2018, n. 2 è stato introdotto l’obbligo per i comuni di adottare i c.d. “Biciplan” attraverso i quali definire gli itenerari ciclabili e i vari raccordi necessari per realizzare sul terrritorio comunale efficienti strumenti per la mobilità urbana.

Accanto a questo obblighi non assolti dal Comune di Aprilia che ad oggi non ha ancora provveduto ad approvare questi importanti atti di programmazione, si continua a violare quanto imposto dal Decreto Legislativo Il Decreto Legislativo 30 aprile 1992 (Nuovo Codice della Strada) che al fine di promuovere la pedonalità e la ciclabilità pone a carico degli enti locali specifici obblighi infrastrutturali e finanziari. In particolare nelle strade di nuova costruzione devono essere previsti obbligatoriamente la realizzazione di una pista ciclabile e nel caso di manutenzione straordinaria delle sedi stradali i progetti devono prevederne la realizzabilità. Infine, una quota dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni previste dal codice della strada sono destinati, tra le altre, ad interventi a favore della mobilità ciclistica.

Tutto questo ad oggi manca e al di là di singole progetti l’amministrazione non si è ancora dotata degli strumenti necessari per realizzare una rete di piste cliclabili e pedonali all’altezza di un comune di oltre 60 mila abitanti. Ciò non può essere sfuggito ai tecnici comunali visto che tra i criteri per la valutazione delle proposte relative al programma di incentivazione della mobilità urbana sostenibile (PRIMUS) espressamente prevede l’inclusione dell’intervento e per il quale si richiede il finanziamento statale negli strumenti di pianificazione dei trasporti tra cui il c.d. Biciplan e il Piano della Rete degli Itinerari Ciclabili.

MovAp da sempre attento alle tematiche ambientali tra le quali la mobilità sostenibile chiede all’amministrazione di adottare questi atti di programmazione per realizzare quelle infrastrutture necessarie per migliorare la vivibilità della nostra città e realizzare quella mobilità pedonale e ciclistica essenziale per ridurre i livelli di inquinamento presenti nella nostra città.

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